UN’AFFASCINANTE VIAGGIO TRA TRADIZIONE E LEGGENDA DEL DOLCE PASQUALE PER ECCELLENZA
La Pastiera napoletana è un dolce ricco della tradizione partenopea, tipico del periodo pasquale, a base di pasta frolla ripiena di grano bollito nel latte, ricotta, uova e dal profumo intenso di fiori d’arancio.
Il suo fascino va oltre il gusto e l’aroma paradisiaco. È un’estasi di piacere che racchiude in sé tutta la storia e la filologia mistica e religiosa allo stesso tempo. Ma come nasce questo dolce e questa tradizione unica? Scopriamolo insieme.
Fino a qualche anno fa non conoscevo nulla sull’affascinante storia della Pastiera Napoletana. Come tutti conoscevo questo dolce pasquale e non vedevo l’ora di mangiarlo. Un paio di anni fa mamma Enza decise di preparare nel periodo pasquale questa delizia per i clienti di Specialità Gallicchiesi: sebbene non si tratti di un prodotto lucano, è pur sempre un prodotto da forno che appartiene alla tradizione italiana.
Così, come si fa ormai di consueto, cercai sul web la ricetta. Dopo averne confrontate di diverse, ne testammo un paio, fino ad eleggere la ricetta che meglio rispondeva ai nostri gusti e a quelli dei nostri clienti. La storia però non finisce qui.
Con mia grande sorpresa, nel cercare la ricetta originale, e capire la differenza degli ingredienti nelle diverse varianti che mi si presentavano, scoprii delle curiosità che oggi voglio condividere con voi.
Pastiera Napoletana tra mito e leggenda
Tante sono le leggende legate alle origini della Pastiera napoletana. Tra tutte la più suggestiva ed affascinante risulta essere quella della sirena Partenope, a cui si deve anche la nascita di Napoli. Pare che la bella sirena, incantata dalla bellezza del golfo, disteso tra Posillipo ed il Vesuvio, avesse fissato lì la sua dimora e ad ogni primavera, per salutare gli abitanti del posto, emergeva dalle acque, allietandoli con canti d’amore e di gioia. Per ringraziarla di aver scelto il Golfo come sua dimora e della sua voce melodiosa, gli abitanti incaricarono sette tra le più belle fanciulle dei villaggi di regalarle i sette doni della natura:
- la farina, simbolo di forza e ricchezza della campagna;
- la ricotta, simbolo di abbondanza, omaggio di pastori e pecorelle;
- le uova, simbolo della vita che sempre si rinnova;
- il grano tenero, bollito nel latte, a simboleggiare la fusione di regno animale e vegetale, i due regni della natura;
- l’acqua di fiori d’arancio, omaggio dai profumi della terra;
- le spezie, in rappresentanza dei popoli più lontani;
- lo zucchero, che rappresentava l’ineffabile dolcezza profusa dal canto di Partenope in cielo, in terra, ed in tutto l’universo.
La sirena, inebriata dalla moltitudine di profumi ed aromi, mescolò i vari ingredienti per creare un dolce “divino”.
La leggenda, che vuole la sirena Partenope creatrice di questa delizia, deriva probabilmente dalle feste pagane e dalle offerte votive per celebrare l’arrivo della primavera. Per molti, infatti, è considerata ancora oggi il simbolo della primavera soprattutto per i due ingredienti che la rendono inimitabile: il grano cotto e l’estratto di Fior D’Arancio.
La merenda dei pescatori
Secondo un’altra tradizione, invece, la sua creazione è sempre legata al mare, ma nello specifico al mondo dei pescatori. Le mogli di quest’ultimi, narra il mito, solevano lasciare sul bagnasciuga i famosi sette ingredienti come “dono al mare”, affinché i loro mariti ritornassero sani, salvi e con le reti piene. Durante una notte di tempesta le onde mischiarono tutti questi prodotti e il giorno dopo, le mogli videro ritornare non solo i loro mariti con le reti piene, ma si videro restituire dal mare una pastiera bell’e pronta.
Da qui sarebbe nata “la merenda dei pescatori”: quando con l’inizio della Primavera i pescatori napoletani riprendevano le loro battute di pesca, accompagnati dal bel tempo, portavano con se un pasto unico che gli veniva preparato dalle loro donne che restavano a casa. Questo “pasto unico” doveva essere un primo un secondo ed un dolce. Per questo motivo veniva utilizzata la ricotta, uova ed arancia….e per amalgamare il tutto non si utilizzava il burro per via delle alte temperature e quindi si utilizzava il grano cotto e l’amido che ne derivava dalla cottura.
Questa pietanza veniva così consumata per tutti i giorni della battuta di pesca diventando di conseguenza “A Pasta ‘e ajer” cioè “La Pasta di ieri” e di qui la Pastiera.
Origini storiche della Pastiera
In realtà, al di là dei presunti legami con la cultura pagana, la ricetta della pastiera così come la conosciamo oggi sarebbe nata nel XVI tra le mura di un convento di San Gregorio Armeno, la famosa “via dei presepi” nel cuore del centro storico di Napoli. Le consorelle dell’ordine benedettino cercavano un dolce che potesse unire insieme alcuni degli ingredienti più simbolici del periodo pasquale. In primis le uova, che rappresentano nella simbologia cristiana la nascita a vita eterna dell’uomo attraverso la morte e Resurrezione del Figlio di Dio.
Ben presto, diventarono famose le pastiere realizzate dalle suore del monastero, che preparavano in grande quantità durante la settimana santa per offrirle ai signori della ricca borghesia partenopea.
La Pastiera e la Regina che non ride mai
Un’ultima storia, forse la più nota, che circola intorno alla pastiera racconta che Maria Teresa D’Austria, moglie del re Ferdinando II di Borbone, soprannominata “la regina che non ride mai”. Cedendo alle insistenze del marito buontempone, la regina assaggiò una fetta di pastiera e non poté far a meno di sorridere. Da qui nasce il termine “magnatell’na risata“(tipico detto partenopeo che sollecita le genti alla ilarità) tradotto “mangia una risata”. Letteralmente non è che ci sia molto senso, come espressione idiomatica significa “sforzati, ridi un po’, che non ti fa male”. Il merito fu senza dubbio della ricotta, che le conferisce una consistenza eterea e che rappresenta la vera caratteristica di questo dolce napoletano.
Il numero 7 nella Pastiera
In tempi recenti si è diffusa una credenza popolare secondo la quale le listarelle sulla Pastiera debbano essere in numero di sette per simboleggiare la planimetria di Neapolis, ossia i tre decumani e i quattro cardi incrociati a scacchiera del centro storico di Napoli. Ma pare che questa usanza sia recente e senza alcuna attinenza con le documentazioni storiche e le ricette più antiche. Tra l’altro la Pastiera nascerebbe ben prima dell’area in questione.
Ricetta della Pastiera napoletana
La Pastiera napoletana è uno dei dolci simbolo della tradizione napoletana in cui si incrociano le tradizioni familiari e la scuola pasticcera classica. Il suo equilibrio tra ingredienti e sapore fa del dolce pasquale qualcosa di unico, moderno e antico, allo stesso tempo. La sua importanza è stata anche affermata a livello ufficiale con il riconoscimento di prodotto agroalimentare tradizionale campano (PAT).
Sulla ricetta della pastiera napoletana, ovviamente, ognuno dice la sua, e il dibattito è molto acceso anche in terra napoletana, nella sua stessa casa. Pertanto per chi volesse cimentarsi vi lascio qui la ricetta di chef Cannavacciuolo, una tra le voci più autorevole in materia.
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