Paese che vai, ricetta che trovi, ma attenzione a queste indicazioni!
Dopo avervi lasciato la ricetta per la realizzazione dei tipici taralli lucani di Gallicchio ovvero i nostri Finocchietti, è doveroso fare alcune precisazioni. Diverse sono state le domande ricevute tramite i canali social (a proposito, ci segui sui social? Altrimenti cosa stai aspettando? Ecco i link: FaceBook Instagram), le ho raggruppate ed ho realizzato una lista che spero possa tornarti utile. Alcuni punti riguardano in generale il tarallo lucano, altri nello specifico i Finocchietti di Gallicchio.
Scopriamo insieme le indicazioni sui taralli lucani.
- Non usare le uova. Questo è il primo punto per due ragioni fondamentali. I taralli sono tradizionalmente un prodotto contadino, i quali notoriamente usavano materie prime necessarie per soddisfare il fabbisogno nutrizionale basilare. Il secondo aspetto, non meno rilevante, è che si in Basilicata abbiamo anche il tarallo all’uovo (potete trovare la versione glassata col Naspro sul nostro sito), ma appunto si parla di un altro prodotto, quindi non bisogna confondere le due cose.
- Non usare il vino bianco. Nei taralli lucani lucani, a differenza di quelli pugliesi, si utilizza solo acqua nell’impasto: il detto tarallucci e vino per noi vale quando li mangiamo!
- Non usare il lievito di birra. Non stiamo facendo il pane né la pizza. Si al lievito madre.
- Non mischiare le farine. La farina di grano tenero viene scelta per determinate caratteristiche (vedi articolo). Pertanto non avrebbe senso mischiarla con altre farine aventi altre caratteristiche.
- Non dare una forma piccola. Non dobbiamo confondere regioni: in Puglia ci sono i tarallini, piccoli e tondi, in Basilicata abbiamo i taralli dalla forma llungata a forma di goccia o di otto. Altrimenti come li pucci nel vino?
- Non mescolare l’impasto con la forchetta: okay non è reato, ma vuoi mettere il contatto con le mani? Manco a parlare della Planetaria, a questo punto comprate i nostri.
- Non friggere. Capisco che al sud friggiamo quasi tutto, ma anche noi abbiamo dei limiti: e no, i taralli non vanno fritti!
- Non saltare la fase della bollitura. Se il secondo nome per i taralli lucani è scaldatelli un motivo ci sarà: vanno scaldati, ovvero bolliti, prima in acqua e poi cotti a forno.
- Non usare la sugna. In realtà, per onestà intellettuale ammetto che la ricetta originale prevede la sugna a posto dell’olio di oliva. Ma siccome il risultato finale è pressoché simile, perché aumentare l’impegno digestivo?!
- Non prepararli da soli. Tradizione vuole che ci si riunisce in famiglia o nel vicinato, soprattutto a ridosso delle feste, per realizzare i taralli per tutti, quindi fare i taralli è un momento di condivisione.



2 risposte
Bravi ed esaurienti.
Grazie! Se non lo fai già seguici sui canali social per scoprire le prossime curiosità…